Premio IQU 2016

Casa di augusto nuove coperture degli ambienti prospicienti il peristilio occidentale e nuova teca

Sezione: Rigenerazione Realizzazioni
Progettista: Arch. Barbara Nazzaro

Una teca racchiude il complesso archeologico della Casa di Augusto mediante una copertura verde che mimetizza la matericità della sottostante chiusura realizzata con pareti di acciaio Corten traforate e piene alternate a lastre di metacrilato.
Ottaviano Augusto realizza una dimora sul Palatino inaugurata nel 36 a.C. Gli ambienti, venuti alla luce dagli scavi di Gianfilippo Carettoni del secolo scorso, sono decorati con affreschi e stucchi e rappresentano un importante esempio di pittura romana della seconda metà del I sec. a.C.
Per l’occasione del bimillenario della morte di Augusto nel 2014 sono stati aperti al pubblico numerosi ambienti della domus.

L’intervento di Carettoni prevedeva coperture con strutture metalliche e onduline che era necessario sostituire, per ragioni di decoro e per ricostituire la continuità e la rilettura degli ambienti. Al fine di scegliere la migliore copertura, si è verificato l’effetto delle possibili correnti e micro circolazioni dell’aria con una simulazione fluido dinamica ed inoltre si è valutato che i blocchi di tufo, che costituivano le strutture verticali, ed il crollo generalizzato delle volte sconsigliavano il ripristino dei volumi originari.

Scopo dell’intervento è stato il miglioramento delle visuali delle aree circostanti, una maggiore integrazione con il contesto paesaggistico, il restauro degli apparati pittorici e la creazione di percorsi didattici per rendere fruibili i numerosi brani decorativi.
La linea ispiratrice del progetto è la suggestione: all’estradosso la copertura si presenta con uno strato di vegetazione, con affioranti strutture archeologiche, ed una parte in terra a memoria della fase iniziale degli scavi di Carettoni. Poiché la nuova copertura avrebbe dovuto inserirsi in un contesto già ricco di soluzioni variegate e di notevole impatto visivo, è stata scelta una soluzione tecnologica mista: elementi portanti in acciaio e profili in pultruso, pannelli sandwich, il tutto poi obliterato nell’intradosso da un controsoffitto termoteso in pvc di colore scuro.
La scelta deriva anche da alcune necessità logistiche e di conservazione delle strutture archeologiche quali la leggerezza, tipica dei materiali compositi, la facilità di trasporto e i ridotti tempi di installazione.
La finitura prevista per la copertura è in parte a tetto verde, connotato da una vegetazione adattabile alle condizioni climatiche che assume un aspetto variabile a seconda delle stagioni. Questo sistema contribuisce a proteggere ed isolare termicamente gli ambienti e garantisce una elevata riduzione del surriscaldamento. La realizzazione è stata effettuata con strati di ghiaia e lapilli di cretonato di pozzolana, con funzione di drenaggio e di rallentamento dello scorrimento dell’acqua piovana.

Per la realizzazione della teca di rivestimento è stato utilizzato l’acciaio Corten, alternando lastre piene a lastre traforate, marcando la differenza tra antico e contemporaneo attraverso un materiale reversibile – in contrapposizione alla consistenza materica della struttura archeologica – le cui cromie ed effetti superficiali sono la rappresentazione tangibile dello scorrere del tempo sui materiali. Sfruttando la lavorabilità del metallo, si è scelto di farne il leitmotiv dell’intero progetto, sagomandolo per favorire la lettura degli elementi antichi e trattandolo con forature che conferiscono un carattere vibrante di leggerezza all’intervento grazie all’interazione con la luce solare.
Il prospetto posteriore presentava dei resti lapidei che sono stati integrati con una sagomatura tridimensionale del metallo, così da consentire una evidente lettura. Il Corten ripiega poi sull’angolo, diventando fascia di coronamento fino al fronte principale di ingresso. Si tratta dunque di un “fil rouge” che circonda l’edificio e disegna il confine con il sovrastante tetto-giardino. Al di sotto di questa fascia piena, le lastre di metallo, intervallate da pannelli trasparenti in metacrilato, sono leggermente arretrate così da creare una sottile ombreggiatura e trattate con delle forature la cui intensità diminuisce dal basso verso l’alto.
All’interno, i pilastri della struttura portante sono stati anch’essi rivestiti in corten.

L’obiettivo di far comprendere gli spazi della parte privata del settore occidentale della casa e la stanze di rappresentanza, è stato ricercato tramite la realizzazione di un percorso di visita sospeso: una passerella in ferro e legno attraversa lo spazio e mediante delle soglie in corten si segna il passaggio tra i vari ambienti.

Il progetto della luce, tenendo in considerazione la diversa valenza della domus privata rispetto agli ambienti della domus publica, rievoca i rapporti chiaroscurali mediante la differenziazione della provenienza della sorgente luminosa e della sua intensità e crea un gerarchia percettiva, distinguendo attraverso variazioni cromatiche gli ambienti della domus privata rispetto agli ambienti della domus publica. E’ stato progettato un innovativo sistema di illuminazione, nascosto tra l’intradosso della copertura e il controsoffitto di telo termoteso in PVC, i cui gruppi di proiettori con sorgenti LED, aventi vari fasci ottici e diverse temperature di colore, sono regolati tramite software.

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